Gli altri "fascismi"
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Il Fascismo in quante lingue si è declinato? Già negli anni Trenta, soprattutto nel mondo anglosassone e nella propaganda comunista, il termine "Fascism" indicava qualunque movimento di estrema destra e, sovente, il Nazismo. Tuttavia gli storici e gli studiosi delle idee faticano ancora oggi a trovare un comun denominatore che si adatti ai tanti movimenti politici nazionalistici e forte vocazione sociale che hanno affollato il panorama europeo degli anni tra le due guerre mondiali. Erano più le cose che univano o quelle che dividevano gli ustascià croati di Ante Pavelic, i rexisti belgi di Léon Degrelle, Le Guardie di Ferro rumene di Corneliu Codreanu, il movimento fascista inglese di Oswald Mosley oppure l’Heimwehr austriaca del principe Ernst Starhemberg? Ma gruppi e partiti che guardavano con ammirazione – e spesso ricevevano aiuti – ora all’Italia e al Fascismo di Mussolini ora alla Germania hitleriana erano presenti anche in Ungheria, Slovacchia, Bulgaria, nei Paesi Baltici o in quelli scandinavi, in Francia, in Svizzera, in Portogallo con l’ultra cattolico Salazar e in Spagna con la Falange (poco amata da Franco). Anche in America Latina l’esperienza italiana venne variamente interpretata, soprattutto nell’Argentina degli anni Quaranta quando andò al potere Juan Domingo Peron. E gli italiani? Un tentativo di dar vita ad una "internazionale fascista", all’inizio degli anni Trenta, abortì ben presto, sia per le rivalità con i nazisti sia per l’oggettiva difficoltà di unire movimenti nazionalisti di Paesi vicini spesso divisi da antiche rivalità. |
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Gli altri "fascismi"