I rapporti con la Monarchia
I rapporti tra Fascismo e Casa Savoia sono, in un certo senso, compresi tra due strette di mano lontane tra loro vent’anni e nove mesi. Tanto tempo è infatti passato tra la stretta di mano tra Mussolini e Vittorio Emanuele III all’indomani della Marcia su Roma e del conferimento al primo della guida del governo a quella che i due si scambieranno il pomeriggio del 25 luglio 1943, a Villa Savoia a Roma, al termine dell’ultimo incontro tra il sovrano e il suo "primo ministro". I rapporti tra Regime Fascista e Monarchia – la cosiddetta «diarchia» - conobbero molti alti e bassi.

Gli avversari di Casa Savoia ricordano che dietro ogni scelta del Fascismo c’era la firma di Vittorio Emanuele III: per le leggi speciali, per le guerre, per le leggi razziali. Ma è anche vero che tra Palazzo Venezia e il Quirinale ci furono molti momenti di tensione e di freddezza (sovente con al centro la principessa di Piemonte, la belga Maria José), spesso accompagnati o seguiti da propositi – più o meno velleitari – di eliminazione reciproca dalla scena. Alla fine, sia pure con l’aiuto di molti dirigenti fascisti, fu proprio Casa Savoia a spuntarla, nel luglio 1943. Un colpo di mano che aprì la porta al breve interregno di Badoglio e alla tragedia dell’8 settembre.

Un veloce e controverso colpo di spugna che non poteva cancellare due decenni di intensa collaborazione e di scelte convergenti. Un conto che verrà chiamato a pagare l’incolpevole Umberto II, destinato a succedere per poco al padre prima di seguirlo nella strada per l’esilio.