Luglio 1943: il crollo del regime
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Ben prima del 25 luglio, molti segnali avevano fatto capire che per il fascismo il 1943 avrebbe rappresentato il momento della crisi a tutti i livelli. Una crisi da cui non si sarebbe più ripreso. La fine del Regime, sancita dalla celebre riunione del Gran Consiglio la notte tra il 24 e il 25 luglio e seguita dall’imprevista sostituzione di Mussolini alla guida del governo da parte di re Vittorio Emanuele III, era in fondo annunciata da tempo: gli scioperi del marzo ’43 nei grandi complessi industriali del Nord, il definitivo ritiro dalla Russia di quello che restava dell’Armir, le crescenti difficoltà dell’alleanza con la Germania, la perdita dell’Africa settentrionale e il successivo sbarco in Sicilia, il primo bombardamento di Roma, il progressivo scollamento del fronte interno e del Partito Nazionale Fascista. Ma anche dopo la crisi del 25 luglio per l’Italia furono giorni bui: al fronte, nelle città bombardate, la crisi morale di una nazione che l’8 settembre sarebbe stata chiamata alla prova più tragica della sua storia. Una prova da cui, secondo alcuni storici come De Felice o Galli della Loggia, non si sarebbe ancora ripresa. Un giudizio forse eccessivo che invece vale per il partito fascista che sarebbe rinato, con la Repubblica Sociale Italiana, nell’autunno successivo su base ben diverse da quelle che l’avevano caratterizzato durante il «ventennio». |
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Luglio 1943: il crollo del regime